Angelica Liddell
Angelica Liddell

Teatro, su Angelica Liddell molto rumore per nulla

Rosari riparatori ad un centinaio di metri dal Teatro Olimpico di Vicenza, polemiche a non finire e perfino escrementi collocati su una gigantografia del sindaco e del vicesindaco, che avevano avuto l’ardire di acconsentire che andasse in scena uno spettacolo giudicato blasfemo. Tutto questo, si noti bene, senza sapere nulla dello spettacolo che si contestava, senza averlo visto, e quindi in pieno stile censorio ed oscurantista. Ed invece nella “Prima lettera di San Paolo ai Corinzi”, della catalana Angelica Liddell, andato in scena ieri e la sera precedente, in prima nazionale, nello splendido teatro palladiano vicentino, non c’è nulla di blasfemo, al massimo racconta il travaglio interiore di una donna che non accetta i dogmi e cerca una sua via alla religiosità.

Teatro forte, certo, provocatorio e a suo modo trasgressivo, ma non ci sentiremmo di definirlo dissacratore, quantomeno perché lo spettacolo si presenta invece intriso di sacralità e di spiritualismo, sebbene in una forma laica. Sicuramente è una sciocchezza definire il lavoro della Liddell blasfemo. E’ invece ricco di amore e, sempre a suo modo perché si avverte un certo pessimismo, anche di speranza.

toto-anello-al-nasoMa una speranza ce l’abbiamo soprattutto noi, ed è quella che quanto è successo, nelle scorse settimane e fino a ieri a Vicenza, e più in generale in Italia, non si sappia troppo in giro. Lo spettacolo è andato in scena, nei mesi scorsi, prima in Svizzera, poi a Berlino, ora in Italia con il passaggio all’Olimpico di Vicenza, presto sarà a Parigi… Non abbiamo dubbi sul fatto che gli altri lo abbiano accolto come un normale fatto di cultura, da condividere o meno ma comunque da rispettare, e vorremmo tanto non aver fatto la solita figura degli italiani con l’anello al naso, arretrati, ignoranti e intolleranti. Cari amici svizzeri, berlinesi, e parigini, tenete sempre presente che c’è un’altra Italia oltre a quella bigotta ed intollerante, fascista e oscurantista.

Quest’altra Italia, tutto sommato forse maggioritaria, è una Italia moderna, che ama ragionare con la propria testa, che è rispettosa dell’arte e di chi la pensa in modo diverso, e che è stanca di essere vittima di… quegli altri. Anche nel Bel Paese dovrebbero essere pochi i razzisti (quelli veri, non quelli che seguono demagoghi dell’ultima ora) i prepotenti, coloro che non accettano alcun tipo di critica e che vorrebbero riportare l’orologio della storia indietro di secoli. Ecco, c’è un’Italia che in fondo si vergogna di costoro, e si considera invece parte della grande cultura europea, che è madre dei diritti dell’uomo e della democrazia.

Detto questo, e tralasciando, per pietas, di commentare le ragioni di quanti dicono che “con l’Islam non lo avrebbe fatto”, torniamo allo spettacolo. Di fatto si tratta di un monologo di Angelica Liddell, l’unica in scena a parlare, con la voce. Lo fa in una sorta di forma epistolare, multipla e intrecciata, raccontando il travaglio del suo animo ed il suo amore per il divino. Che sia Maria Maddalena a parlare, o un’altra donna, poco importa. Quello che l’artista ci presenta è il suo cuore bisognoso di amore sacro ed il suo dolore per essere solo un pezzo della piccolezza e fragilità umana. La figura di Cristo, nella sua doppia natura sia umana che divina, è chiaramente al centro dello spettacolo, non solo rispettata ma addirittura adorata e riconosciuta come unica speranza per l’uomo.

Naturalmente non c’è la pur minima presenza di qualsiasi ammiccamento sessuale, se si eccettuano un paio di frasi sui ricordi dell’adolescenza, tra i quali il contestatissimo accenno, solo verbale, alla masturbazione con il crocefisso. Ma anche questo passaggio è buttato lì con dolore e sofferenza, e non pare poter disturbare più di tanto un cuore puramente ed autenticamente cristiano. C’è anche qualche altra scena che è pensata per scuotere, come il simbolico piccolo “spargimento” di sangue della figura maschile che sul palcoscenico impersona il Cristo, ma insomma anche questo non sembra grave più di tanto. E altrettanto si deve dire dei nudi in scena, sia maschili che femminili, che non fanno alcuna concessione alla sensualità. Molto brava infine Angelica Liddell nella recitazione del testo, che è in spagnolo con traduzione in sovratitoli.

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