Il porto di Sanremo visto dal santuario della Madonna della Costa - Foto di Davide Papalini (CC-BY-SA-3.0)
Il porto di Sanremo visto dal santuario della Madonna della Costa - Foto di Davide Papalini (CC-BY-SA-3.0)

La prima e l’ultima volta al Festival di Sanremo

“Tutti amano Sanremo”, è stato questo lo slogan tormentone lanciato con insistenza durante il Festival dei fiori dal suo direttore artistico e conduttore Carlo Conti. Anche se, subito dopo averlo detto, Conti ha di solito specificato che si riferiva non solo alla celebre rassegna canora ma anche alla bella località della Riviera ligure. Così almeno ha infuso nello slogan un po’ di verità, perché è vero che la città di Sanremo è bella e che si fa amare. Quanto al Festival, beh, adesso ne parliamo.

Già perché chi scrive, nella serata di ieri e in quella precedente di venerdì, ha di fatto colmato una sua lacuna, assistendo in diretta tv alla manifestazione più nazionalpopolare d’Italia praticamente per la prima volta nella vita, dato che la sua ultima “esperienza” in tal senso si collocava nei primi anni settanta, quelli per lui del passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Diciamo subito che siamo lieti che alcuni bravi giovani cantanti abbiano potuto, grazie al Festival, proporsi ad un vasto pubblico, e non ci dispiace neanche la vittoria degli Stadio, non certo tra i peggiori nel panorama (sconsolante) della musica leggera italiana.

Quanto al livello qualitativo delle canzoni proposte nella kermesse festivaliera (anch’esso sconsolante), non ripetiamo quello che viene detto ormai da tempo immemorabile. Auguriamo successo invece ai quei giovani che in essa si sono distinti (purtroppo non molti), ma il nostro augurio è sincero solo se, in aggiunta, auguriamo loro di raccogliere successi anche lontano dal Festival di Sanremo, perché la musica vera, come tutti sappiamo, è altrove.

Qualcuno, fra i tanti detrattori del Festival, ha detto che Sanremo è il trionfo del kitsch italiano. E’ vero, ma è anche molto di più e molto di peggio. E’ infatti una sorta di legittimazione di una italianità che non ci rende giustizia, di un bizantinismo e di un disimpegno assolutamente diseducativi, soprattutto per i più giovani. Vorremmo dire che è addirittura il simbolo delle italiche “scorciatoie”, della qualità e del talento troppo spesso non riconosciuti.

A conferma di questo, qualcun altro, fra i tanti sostenitori interessati del Festival, si è lasciato sfuggire, in diretta tv, venerdì sera, parlando con Carlo Conti, queste parole (sconcertanti): “Noi siamo filogovernativi, non parliamo male del Festival di Sanremo”. Filogovernativi? E noi lo paghiamo anche per commentare in questo modo! (Sì, lo paghiamo, perché si trattava di un personaggio in questo momento legato alla Rai).

Ricordiamogli invece che, per definizione, un mezzo di informazione, a prescindere da chi governa, non dovrebbe mai essere filogovernativo, e neanche dovrebbe esserlo un commentatore o comunque un personaggio televisivo chiamato ad animare un evento. Dovrebbe piuttosto svolgere una funzione di controllo e di stimolo a migliorarsi. Ma tant’è… Per quanto ci riguarda, questa “esperienza” andava fatta, ma non la ripeteremo.

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