Terremoto, lutto nazionale nella “povera Italia”

E’ giornata di lutto nazionale oggi in Italia, e non poteva essere altrimenti dopo quanto è successo, dopo le 290 vittime del terremoto che ha devastato il cuore geografico del Bel Paese, ed il bilancio purtroppo potrebbe non essere definitivo. In queste ore si stanno tenendo i funerali di molte vittime, e si può immaginare in che atmosfera. Inoltre, in questi giorni in molti hanno fatto analisi e commenti su quanto è successo. Alcuni si sono indignati, e la stampa estera ci ha trattati come al solito, e come ci meritiamo, ovvero come il paese più arretrato tra le democrazie sviluppate, una nazione che, pur essendo a forte rischio sismico, non ha mai fatto nulla per fronteggiare questo pericolo costante.

A rischio sismico, lo è anche il Giappone, persino più di noi, e lo è anche la California. Ma, per loro, un terremoto di magnitudo 6.0 come quello dei giorni scorsi, non è da considerarsi forte, non è devastante come da noi. “I giapponesi si scrollerebbero un po’ di polvere di dosso senza neanche interrompere il lavoro” è stato detto, mentre da noi, cioè nel paese dei furbetti del quartierino e di coloro che si sfregano le mani e non riescono a trattenere una risata di soddisfazione quando sanno del terremoto dell’Aquila del 2009, si deve proclamare il lutto nazionale e piangere centinaia di persone, compresi molti bambini ed intere famiglie.

Tutti commenti giusti, ma la cosa peggiore è che in troppi, forse non tutti e questa è una colpa, lo dicono da decenni. Si è talmente stanchi, in Italia, di essere presi in giro dal potere e da certa classe dirigente che riesce a lucrare su tutto, che si sfiora la rassegnazione. Speriamo almeno, se non è chiedere troppo, di vedere in galera i responsabili del crollo della scuola di Amatrice, ristrutturata con “criteri antisismici” quattro anni fa e crollata miseramente martedì notte. O di quello del campanile  di Accumoli, appena ristrutturato, e crollato su una casa uccidendo un’intera famiglia… E cose così sono successe, in gran numero, in tutti i terremoti, basti pensare alla Casa dello studente dell’Aquila.

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