Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche

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“Astro possente! Che sarebbe la tua felicità, se non avessi coloro ai quali tu risplendi! (…) Benedicimi, occhio pacato, scevro d’invidia anche alla vista di una felicità troppo grande…” esclamava Zarathustra, rivolgendosi al sole dopo aver deciso di scendere dalla montagna per condividere con i suoi simili ciò che la solitudine gli aveva regalato, affinché “i saggi tra gli uomini tornino a rallegrarsi della loro follia ed i poveri della loro ricchezza”.

Giorgio Almirante

Giorgio Almirante

Viene spesso da chiedersi, rileggendo certe pagine, cosa avrebbe pensato Nietzsche se avesse visto quali personaggi, decenni dopo, avrebbero fatto delle sue opere e del suo pensiero una bandiera. Certo, un lettore non superficiale sa bene cosa intendesse dire davvero il filosofo tedesco nei suoi scritti, questo lettore ha chiaro il concetto di superuomo, per quanto anch’esso sia discutibile in sé ed abbia posto Nietzsche al di fuori di quella comunità ideale di letterati e pensatori che definiamo classici.

Intendiamoci, non che lui non sia un classico, ma lo è in un altro modo. Ed ha formulato teorie errate, come appunto quella del superuomo. Nietzsche però ha una specie di scusante, ed è la sua malattia, quella che lo ha condotto alla follia pochi anni dopo la stesura di “Così parlò Zarathustra”. Chi scrive, forse sbagliando, ama avvicinare la parabola esistenziale di Nietzsche a quella di Adrian Leverkühn, il protagonista del “Doctor Faustus” di Thomas Mann…

Bene, finendola ora con le troppe citazioni (ce ne scusiamo), veniamo al dunque. Un società divisa di fatto in due grandi componenti, quella dei superuomini e quella della massa… Il filosofo tedesco, naturalmente, per superuomini non intendeva la Gestapo o i Fasci di combattimento, ma anime pure, illuminate e misericordiose, che conducevano verso il bene e verso ciò che è giusto il resto dell’umanità, meno fortunato sul piano dell’intelletto.

Ma anche in questa teoria c’era uno sbaglio, anzi due, se si considera che poi si sono appropriati dell’etichetta nietzschiana personaggi di una mediocrità sconcertante. Quanto al primo errore invece, va considerato che, oltre alla massa ed ai superuomini (ai quali in fondo lo status quo sta bene e desiderano continuare così) c’è un’altra categoria di persone tra di noi, e sono i grandi uomini, coloro cioè che hanno come scopo della loro esistenza quello di aiutare la massa ad elevarsi, per arrivare ad un futuro in cui gli uomini saranno davvero tutti uguali, dove non ci sarà bisogno di superuomini che guidano ma in cui ognuno avrà istruzione ed intelletto per camminare da solo verso il sole.

Tutti i più grandi poeti, scrittori, filosofi ed artisti sono stati anche grandi uomini, e le loro opere sono dei mezzi per elevarsi. Lo è la Divina Commedia di Dante, il Faust di Goethe, il teatro shakespeariano, oppure la musica di Mozart o di Verdi, o i quadri di Caravaggio e, aggiungiamo, il cinema e i libri di Pasolini, quello di Bergman, di Kubrik, di Welles, di Buñuel e di tanti altri. Nel novero è giusto che ci siano anche statisti e politici, perché no? Basti pensare, per rimanere al nostro paese, a Mazzini e Garibaldi o, uscendone, a John Kennedy.

Senza parlare poi delle anime più grandi, quelle che hanno rivelato, in via diretta, il verbo, ciò che è vero e giusto e come arrivarci. Il riferimento è, ovviamente, ai grandi profeti fondatori delle religioni rivelate, che sarebbe perfino infantile citare. Ma oltre a loro c’è una schiera di grandi anime, da Francesco d’Assisi al Mahatma Ghandi. Quindi, il povero Nietzsche, e soprattutto il suo superuomo, si riducono notevolmente di spessore davanti al grande uomo.

(N.B. Abbiamo citato solo pochissimi personaggi storici in alcuni campi. Ce ne sono tanti altri, anche in altri campi, ad esempio quello scientifico, anche nella nostra epoca ed anche sconosciuti).

E, finalmente, siamo giunti alla fine di questa sorta di scherzo, per dire che dovremmo davvero finirla di perdere tempo con la mediocrità (e di intitolare ad essa le strade delle nostre città) e guardare invece alla grandezza, che è la sola a far andare davvero avanti il mondo e a mantenerlo in vita. E’ sempre piccolo invece chi ritiene di avere il diritto di influire sulla vita del suo prossimo, giudicando quest’ultimo incapace di decidere da solo. Questo è stato alla base di ogni fascismo, e lo è ancora di ogni pensiero che ad esso si rifà, per quanto possa, chi lo formula, essersi ravveduto a parole. Sempre un mediocre resta.

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