Charlie Hebdo, anche la satira si è fatta furba?

E’ un po’ l’argomento del giorno oggi, ed è uno di quei temi sui quali è quasi un obbligo prendere posizione, esprimere un parere. Stiamo parlando della vignetta pubblicata dal giornale satirico francese Charlie Hebdo, proprio quello che, l’anno scorso, fu vittima dell’ortodossia e del terrorismo islamista, il giornale che vide morire tredici suoi redattori, uccisi da fanatici, per le vignette irriverenti nei confronti del mondo musulmano. Ebbene, la vignetta di cui si parla oggi è dedicata al nostro Paese, più nello specifico alle vittime del terremoto che ha colpito il Centro Italia a fine agosto.

Diciamo subito che la vignetta (la prima nell’immagine sopra, quella a sinistra) è brutta, anche per un lettore non italiano e perfino un po’ ostile al Bel Paese. Non risulta divertente né tantomeno simpatica, e la si può certo giudicare mal riuscita e mediocre. Quantomeno perché non prende abbastanza di mira quello che andrebbe invece davvero messo nel mirino, ovvero l’inadeguatezza dell’estabilshment italiano e la sua incapacità di costruire edifici che riescano a sopportare un terremoto. No, la vignetta di Charlie Hebdo è mediocre perché si basa su uno stereotipo tanto banale quanto ormai vecchio e superato: gli italiani associati alla pastasciutta.

L’altro aspetto, naturalmente, è il cattivo gusto di scherzare con il sangue e la morte, ma questo è un altro discorso, perché non ci si può indignare se la satira ci dà un pugno nello stomaco dato che è questo quello che essa deve fare. In Italia, dove la libertà di stampa viaggia intorno alla 80esima posizione nel mondo, forse non siamo abituati all’irriverenza estrema della satira, ma altrove e soprattutto in Francia, almeno nelle vignette, non si guarda veramente in faccia a nessuno, morti compresi.

Non ci piace questa vignetta, dunque, per entrambi i motivi citati: è banale e scontata e ci lascia l’amaro in bocca, come italiani che hanno visto morire 300 connazionali in un terremoto. Ma a farci incazzare non è certo Charlie Hebdo, quanto piuttosto il fatto che questi morti si sarebbero potuti evitare se chi ci ha governato negli ultimi decenni avesse fatto una politica di costruzione e ristrutturazione antisismica per gli edifici che si trovano nelle zone a rischio, come è avvenuto ad esempio in Giappone, o in California. Invece la nostra classe politica ha preferito “investire” sulle grandi opere, faraoniche ed appariscenti, spesso cattedrali nel deserto, che sono state soprattutto occasione di spartizioni inconfessabili tra mafie di vario tipo, comitati d’affari e furbetti del quartierino.

La vignetta di Charlie Hebdo, con gli italiani pastasciuttai sanguinanti e schiacciati dalle macerie, è dunque mal riuscita, ma si ricordi che almeno alla satira va lasciata carta bianca assoluta, e va presa per quello che è e che deve fare, ovvero colpire allo stomaco. A volte ci riesce meglio, a volte peggio. Non facciamo come i fanatici islamici che si sentono offesi, altrimenti non avremmo più alcun diritto di sentirci diversi da loro.

Ma non è finita. Qualche ora dopo il vespaio suscitato nel Bel Paese dalla vignetta, Charlie Hebdo ne ha diffusa, in risposta, un’altra, decisamente migliore, in cui fa sapere che non è “Charlie Hebdo a costruire le case distrutte dal terremoto ma la mafia”. Ci viene subito da chiederci perché la rivista satirica non abbia scelto fin dall’inizio di fare una vignetta con questi contenuti al posto della prima, così banale e contestata. Ma, riflettendoci un istante, viene anche una possibile risposta. Forse era tutto previsto: prima è stato lanciato un sasso nello stagno, poi c’è stata la reazione, scontata, ed infine ecco il secondo sasso a “chiudere il cerchio”. In questo mondo ci si assicura una grande visibilità. Non si sarà fatta furba anche la satira, facendo sue le regole del marketing?

Ma no! Stiamo scherzando…

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